La Prof.ssa Valentina Nardecchia, docente del team di Beamat, ci parla, attraverso i microfoni di LIVE SOCIAL - RADIO ROMA CAPITALE, dell'etica del mondo digitale. Che cos'è e a cosa serve? Chi sono le persone coinvolte e perché? Scopriamolo insieme alla nostra esperta della materia! Valentina Nardecchia - Sistemista esperta nel settore della sicurezza informatica. Dopo un lungo periodo in IBM, ha deciso di dedicarsi ai sistemi su internet e alla sicurezza a essa relativa, lavorando come libero professionista e consulente. Professoressa esterna per l'Università di Leon (Spagna) dove tiene workshop sulla cybersecurity e sull'ethical hacking.
Abbiamo avuto molti protagonisti della realtà Beamat e continuiamo su queste orme presentandovi oggi, anche se in collegamento a distanza, la Professoressa Valentina Nardecchia, Cybersecurity System Engineer, quindi sistemista esperta in sicurezza.
Facciamo un recap su quello che è stato il tuo percorso professionale.
Come già annunciato, sono un system engineer, quindi una sistemista. Ho cominciato la mia carriera con un'esperienza di circa 20 anni in IBM, però poi deciso di seguire la libera professione, e da allora mi occupo di sicurezza, principalmente nel mondo di internet e, quindi, nei sistemi. Collaboro con alcune università europee per tenere dei corsi sulla cybersecurity e sull'ethical hacking. Per Beamat, faccio parte dello staff degli insegnanti e mi occupo di security in senso più lato del termine.
Quindi, formazione a 360 gradi. Sappiamo quanto è importante la sicurezza dal punto di vista della digitalizzazione. Sicurezza e consapevolezza sono i primi step e, ovviamente, anche gli obiettivi delle vostre formazioni all’interno della realtà di Beamat. Queste tematiche incuriosiscono sempre di più, perché ne sentiamo parlare quotidianamente attraverso i media, anche se poche volte viene approfondito il lato etico. Io volevo toccare con te proprio l'aspetto etico nel mondo digitale. Possibilità o utopia?
E’ una domanda che noi del settore ci facciamo costantemente. Secondo me, la definizione più bella sull'etica del mondo digitale è stata data da una filosofa, Mariarosaria Taddeo, che è un insegnante dell'università di Oxford. Mi piace che sia stata data da un filosofo e non un tecnico, proprio perché è la filosofia che si occupa dell'etica per definizione. Noi tecnici seguiamo, facciamo la nostra parte, però è la filosofia che la definisce, che definisce il senso della vita. La definizione è questa: “l'etica del mondo digitale è l'area di ricerca e di attività che ci permette di massimizzare le opportunità e mitigare i rischi del digitale”. In questa frase c'è tutto quello di cui dovrebbe occuparsi l'etica e chi la applica, ovviamente.
E qui ritorniamo sull'aspetto della sicurezza, di quelli che sono i rischi, perché molto spesso utilizziamo questi strumenti non conoscendoli fino in fondo. Non parlo di conoscenza a livello tecnico effettivo, quindi, saper utilizzare una piattaforma digitale, saper fare una videochiamata o riportare determinati dati, sto parlando proprio dell'ambito della sicurezza, di dover anche proteggere alcuni dati, di dover navigare consapevoli.
Si, infatti, quello che mi piace dire sempre, quando si parla di etica, è che la comprendiamo nel mondo reale, però poi, quando ne parliamo relativamente al mondo digitale, il primo pensiero di molti è: “non ingiurio qualcuno sui social e allora sono etico”. In realtà, non è proprio così, quella dovrebbe essere normale educazione. Solo che l'etica non è circoscritta soltanto a noi utenti, quindi saper fare una videochiamata e quant’altro; noi utenti abbiamo un ruolo fondamentale, che è quello di capire se quando utilizziamo uno strumento lo stiamo facendo in maniera etica, o qualcuno che si rivolge a noi lo sta facendo in maniera etica. Questo, purtroppo, lo possiamo fare soltanto con la consapevolezza, con lo studio, con l'approfondimento di questa materia. Non possiamo permetterci di essere pigri, perché la pigrizia nel non voler approfondire, dicendo che “tanto non dobbiamo essere tecnici”, è che non c’è bisogno di essere tecnici per capire se, per esempio, un produttore di un un'azienda di software o di hardware si sta comportando in maniera etica. Non occorre questo.
Oggi utilizziamo internet per qualsiasi cosa, addirittura lo consultiamo prima ancora del medico. Non possiamo improvvisarci in queste professioni, ma dobbiamo rivolgerci a persone competenti, professionisti che hanno studiato o frequentare corsi di formazione di un certo livello.
Assolutamente si! Nel nostro mondo, da tecnici a volte sconfortati, diciamo: “non ho lavorato trent'anni per darvi internet per farvi le autodiagnosi”.
Purtroppo, c’è sempre un malinteso, da questo punto di vista. Ecco perché noi, dai nostri microfoni, cerchiamo sempre di parlare del lato che non si vede di ogni professione.
Certo! Infatti, si confonde molto spesso l'accesso all'informazione come la comprensione della stessa. Non è la stessa cosa. Il fatto che io possa accedere a uno studio su “Science” non vuol dire che io sia in grado di comprenderlo. Sono due concetti completamente differenti.
Valentina, intanto, ti voglio ringraziare per questo approfondimento. Io sono molto interessata alla filosofia, all'etica, quindi mi ha molto colpito questo spazio e spero di averti anche in studio per poter approfondire ancora di più.
Ci terrei a lasciare tutti contatti di Beamat, partendo da quelli telefonici, 351 6209520 e 06 92929375, il sito web www.beamat.com, Facebook Beamat srl, Instagram beamat_srl e il canale youtube Beamat srl, al quale vi invitiamo a iscrivervi e dove potrete visionare il video dell’intervista, cliccando direttamente su questo link https://www.youtube.com/watch?v=qsW7S5s4wNE&t=267s
Per chi fosse interessato, invitiamo anche a visionare la pagina del Corso Beamat tenuto dalla Prof.ssa Valentina Nardecchia:
Cyberwar: Un nuovo modo di fare la guerra https://beamat.com/beamat-corsi-detail/?coid=208









