ChatGPT e Privacy

Giovedì, 13 Aprile 2023 Written by  /  
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Diciamoci la verità…quando pensiamo all’intelligenza artificiale, la prima immagine che ci viene in mente è un robot con sembianze e comportamenti umani; per lo meno, questo è ciò che immaginavamo fino a poco tempo fa!

In realtà l’intelligenza artificiale è tanto altro e si trova ovunque intorno a noi: dai dispositivi smartphone che si attivano con un comando vocale, alle automobili con guida autonoma.

Eppure, negli ultimi tempi la parola “intelligenza artificiale” (IA) si traduce facilmente in: ChatGPT, il fenomeno - o meglio lo strumento – simbolo di progresso tecnologico e di rivoluzione per il nostro mondo.

ChatGPT è uno strumento di Intelligenza Artificiale conversazionale, che ha suscitato un certo interesse, sollevando però anche alcuni interrogativi. Si tratta di una chat che consente di riprodurre il linguaggio naturale: quando un utente compone un messaggio, ChatGPT elabora un input che permette di generare una risposta coerente rispetto al contenuto della conversazione. Questo è possibile grazie a due aspetti dell’IA su cui si basa:

  • il machine learning, il cosiddetto apprendimento automatico secondo cui i sistemi riescono a imparare dai dati che rilevano;

  • il deep learning, basato su algoritmi che simulano le reti neurali del cervello umano e che permettono un apprendimento definito profondo o gerarchico.

Essendo così caratterizzato, ChatGPT porta con sé oltre agli ovvi “vantaggi”, possibili problematiche: la generazione di fake news; il configurarsi di reati (come la diffusione di informazioni discriminanti o la violazione del diritto d’autore) e la peggiore di tutti: la lesione della privacy di eventuali soggetti coinvolti.

Ecco perché, ChatGPT è stata per il momento ufficialmente bloccata in Italia. Il garante italiano per la protezione dei dati personali ha infatti disposto, con effetto immediato, il blocco nei confronti di OpenAI, la società statunitense che ha sviluppato e gestisce la piattaforma.

Il campanellino d’allarme era già arrivato il 20 marzo scorso, quando ChatGPT subì una perdita di dati ("data breach") riguardanti le conversazioni degli utenti e le informazioni relative al pagamento degli abbonati al servizio a pagamento. Ciò ha allarmato diversi imprenditori (tra cui Elon Musk) e accademici, che hanno consegnato una lettera ufficiale ai governi di tutto il mondo per battersi contro ChatGPT e chiedere uno stop che consentirebbe ai governi e ai centri di ricerca di creare delle misure di contenimento, sicurezza e prevenzione, per evitare che questi strumenti diventino dannosi.

Il Garante per la privacy, VISTO il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, PRESO ATTO dei numerosi interventi dei media relativamente al funzionamento del servizio di ChatGPT,  ha disposto la misura della limitazione provvisoria del trattamento, rilevata la mancanza di un'informativa rivolta agli utenti, ma soprattutto l'assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e la conservazione massiccia di dati personali, allo scopo di "addestrare" gli algoritmi sottesi al funzionamento della piattaforma.

Ciò che è stato chiesto ad OpenAI, è l’implementazione di meccanismi di tutela della nostra privacy, dunque un metodo e una normativa sulla privacy che regolamenti lo scambio di informazioni tra noi e il portale, con un occhio di riguardo verso la protezione dei minori (infatti, nonostante il servizio sia rivolto ai maggiori di 13 anni, l'autorità ha evidenziato l'assenza di un filtro per la verifica dell'età degli utenti).

Cosa emerge da questa viva vicenda?

Si sta palesando uno sviluppo incontrollabile e forsennato di questi strumenti tecnolgici.

Ma noi… siamo pronti a tutto ciò? Lo stesso sviluppatore di OpenaAI ha ammesso di essere spaventato dai suoi stessi tool! Perché potrebbero essere utilizzati per creare disinformazione su larghissima scala e massicci attacchi informatici.

Forse è il caso di rallentare questa corsa all’intelligenza artificiale più potente e performante, in cui si sta rischiando di perdere di vista ciò che conta veramente: la nostra privacy e sicurezza nell’uso della tecnologia!

Ciò che è chiaro, inoltre, dietro a questi eventi, è che la società ha bisogno di tempo per adattarsi a queste tecnologie e a questi cambiamenti epocali

Rimaniamo quindi in attesa di capire i risvolti futuri di questa vicenda e di questa tecnologia, che finora ha conquistato un importante spazio economico nel panorama europeo e mondiale.


Articolo di BEAMAT

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